
Sono due iniziative orientali a contendersi il titolo di prima città eco-sostenibile al mondo. Presentate entrambe nel 2007, Masdar City e Dongtan Eco-City – questi i loro nomi – sono state salutate come le città del futuro, capaci di coniugare attenzione all’ambiente, efficienza energetica e soluzioni innovative e tecnologiche. Se Masdar City sorgerà ad una trentina di chilometri da Abu-Dhabi, Dongtan occuperà una superficie di 8.600 ettari sulla terza isola più grande della Cina, alle foci del fiume Yangtze. Si tratta di due progetti di non semplice realizzazione che necessitano di ingenti risorse e di tempi lunghi per essere ultimati. La costruzione di Masdar City, che vede coinvolti il governo degli Emirati Arabi Uniti e la Foster&Partners, lo studio di progettazione del famoso architetto Norman Foster, non sarà terminata prima del 2020. Il progetto, finanziato dalla Abu Dhabi Future Energy Company, avrà un costo totale di 22 miliardi di dollari che serviranno per produrre energia esclusivamente da fonti rinnovabili, attraverso la costruzione di una centrale fotovoltaica di 21 ettari, per dotare la città di una rete di binari destinata alle auto elettriche, che quando inutilizzate saranno accuratamente nascoste sottoterra, e per ridurre ai minimi termini la produzione di rifiuti e gli sprechi di qualsivoglia natura.
E’ notizia recente l’annuncio di un progetto di città eco-sostenibile di matrice europea. La sede scelta per la sua realizzazione è Paredes, nel distretto di Oporto in Portogallo, e al contrario dei suoi predecessori asiatici, dovrebbe essere operativa già a partire dal 2015. PlanIT Valley, dal nome della società che si sta occupando della sua costruzione, la PlanIT appunto, aspira ad essere un esempio di “smart city”, ossia di una città intelligente che rinuncia all’egemonia del petrolio per offrire ai propri abitanti una migliore qualità della vita. Punto nevralgico di PlanIT Valley è un sistema computerizzato a cui è affidato il compito di dirigere tutte le principali operazioni come la produzione e il consumo di energia, lo smaltimento dei rifiuti e l’utilizzo dell’acqua. Grazie ad un grande “cervello” virtuale sarà possibile, ad esempio, riutilizzare fino all’80% degli scarti prodotti, evitare costosi e dannosi sprechi d’acqua e di energia, e fare della sostenibilità la leva principale del suo futuro sviluppo.
Per incentivare la trasformazione delle città in spazi antropizzati attenti alla propria impronta ecologica l’Unione Europea ha lanciato la piattaforma “Smart Cities”. Inserito all’interno del piano strategico europeo per le tecnologie energetiche, obiettivo del programma è la costituzione di una rete di trenta città intelligenti da selezionare entro il 2020. In particolare, per ogni Paese dell’UE saranno scelte due città alle quali destinare investimenti pubblici e privati per un ammontare complessivo di 11 miliardi di euro per ogni centro, nell’arco di dieci anni. Tali risorse serviranno a sviluppare sistemi di trasporto basati su tecnologie non inquinanti, e a sperimentare modalità di costruzione pensate per risparmiare e non per dissipare energia. La piattaforma “Smart Cities” è stata al centro anche del primo forum italiano sulle città intelligenti che si è tenuto a Roma giovedì 21 ottobre. Nel corso dell’incontro, organizzato da Business International in collaborazione con Enel, rappresentanti del mondo imprenditoriale, sindaci, decision-maker italiani ed europei, esperti di nuove tecnologie e di materie legate alla sostenibilità hanno discusso al fine di trovare modalità d’azione in grado di “diffondere la cultura della Smart City, promuovendo l’integrazione tra intelligenza digitale e reti nel contesto urbano; favorire il dialogo tra istituzioni e operatori per costruire modelli sostenibili di servizi al cittadino; sviluppare progetti di innovazione tecnologica volti a rendere la città moderna luogo privilegiato di efficienza, di risparmio energetico e di rispetto dell’ambiente”.
Il rapporto pubblicato in questi giorni da Legambiente e dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, realizzato con la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore, sugli ecosistemi urbani, espone un quadro non ottimistico per quanto concerne le performance dei capoluoghi italiani in materia di riduzione dell’impatto ambientale, lasciando sottintendere che la strada da percorrere verso una gestione realmente intelligente delle città è ancora lunga. Esaminando i risultati conseguiti da 103 comuni capoluogo di provincia sulla base di 125 parametri ambientali, rilevati nel corso del 2009, Legambiente ha stilato una speciale classifica dei comuni più e meno virtuosi, da cui emerge che tutti i centri urbani con più di 500mila abitanti – ad eccezione di Torino – hanno fatto registrare risultati peggiori rispetto al passato. Di certo non mancano gli esempi positivi tra cui spiccano città come Belluno, Parma, Trento e Bolzano. Stabilito che il futuro delle città sembra essere racchiuso nella parola “smart”, l’obiezione che molti sollevano è che per poter funzionare questi nuovi centri abitativi del XXI secolo non necessitano solo di computer dotati di superlative capacità di calcolo, ma soprattutto di persone altrettanto intelligenti, consapevoli delle conseguenze che una gestione non attenta all’ambiente può causare.